Fu scoperta casualmente nel 1912, nel corso di attività estrattive allora praticate nella zona di via Nervesa della Battaglia.
La cavità, un tempo attrezzata turisticamente, è ora chiusa al pubblico e raramente accessibile solo a soggetti esperti, nel rispetto di rigide misure di sicurezza.
Segue l’ingresso un piccolo pozzo (4 metri circa) percorribile grazie ad una scaletta in ferro. Si entra quindi in una ampia cavità discendente che termina con un sifone. Il livello dell’acqua varia molto a seconda delle piogge (parecchi metri), e già a dieci metri di profondità si nota sul terreno il fango portato dalle acque in piena.
La grotta risulta essere risalente al periodo del Cretaceo, la cui durata è calcolata intorno agli 80 milioni di anni, con inizio circa 145 milioni di anni fa.

Si stima che la formazione calcarea creatasi, le cui sembianze ricordano la Vergine Maria con il Bambino Gesù’, si sia formata in circa 8000 anni. Domina tutto lo scenario un grande “organo” stalattitico sospeso a 10 metri da terra.

Sul fondo della grotta, come accennato, è presente un lago, la cui acqua venne analizzata nel secolo scorso e indicata pura e potabile (quest’ultimo dato è stato recentemente smentito). Nel corso dei periodi più’ piovosi, il livello del lago subisce forti innalzamenti.
L’esplorazione è rimasta però parziale, dal momento che nessuno, finora, ha potuto conoscere la reale profondità del lago.
Oggi la grotta è tutelata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Genova e la provincia di La Spezia e schedata dal Ministero per i Beni Culturali come sito di interesse archeologico.
